Mi chiede se al centrosinistra serve un altro Prodi? No, ce ne vuole uno migliore! Il passato non si ripete, ma la battaglia politica è bella… Quando mi hanno segato alla Presidenza della Repubblica a me non piaceva fare il Presidente della Repubblica, ma il presidente del Consiglio. E confesso che quando passo da piazza Colonna ho ancora una certa nostalgia…».
Ospite della masterclass con gli studenti dell’Ateneo bolognese organizzata dal Corriere della Sera per i celebrare a Bologna i 150 anni del quotidiano, Romano Prodi si confessa a tutto tondo al caporedattore centrale quotidiano, Marco Ascione.
Senza risparmiare critiche al governo, che chiede alla Ue di allentare il Patto di stabilità per i costi dell’energia («Farlo da soli darebbe un errore gravissimo, da somari»); né all’opposizione di centrosinistra, che sogna la rivalsa elettorale («Non è pronta a offrire un’alternativa, ma non lo sono neanche il governo e la maggioranza»).
«L’opinione pubblica non ne può più di Trump»
Il Professore non ha cambiato idea da quando, all’alba del Patto di stabilità, dichiarò a Le Monde quello che pensa ancora oggi: «È stupido, perché il deficit ci vuole quando devi spingere avanti l’economia. Ma i tedeschi volevano una disciplina fissa». Ma ancora più stupido, sottolinea l’ex presidente del Consiglio dopo le richieste del governo a Bruxelles, «è staccarsi come unico Paese dal Patto di stabilità. Va cambiato, ma da tutti i Paesi, sennò uno fa la figura del somaro della classe».
Sui rapporti con gli Usa e sullo “strappo” tra Donald Trump e Giorgia Meloni, sigillato da un’intervista del Corriere della Sera al presidente statunitense, l’analisi di Prodi è netta: «A Meloni ha fatto un favore, perché l’opinione pubblica non ne può più di Trump». Poco importa che la premier avesse attaccato il Professore proprio perché le aveva imputato di essere troppo obbediente a Trump:
«Stavo facendo il minestrone, sapete noi anziani… e ho sentito dalla tv che ce l’aveva con me. Ma adesso lui le ha tolto il problema».



