AMANDA KNOX: “Siamo sopravvissuti insieme a un incubo”

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A Verissimo difende “Cartwheel” dalle critiche e racconta il legame con Raffaele Sollecito: «Siamo sopravvissuti insieme a un incubo».

«La famiglia di Meredith si sente ferita dalla persona sbagliata». Amanda Knox risponde a Verissimo alle critiche dei familiari di Meredith Kercher sul suo spettacolo di stand-up comedy Cartwheel.

Gavanti a Silvia Toffanin, sostiene che il significato del lavoro sia diverso da quello contestato: «Il mio spettacolo non fa ridere su un omicidio, il mio messaggio non è quello di normalizzare la violenza contro le donne ma esattamente l’opposto».

Knox lega il racconto della propria esperienza al ricordo della giovane uccisa a Perugia. «Ogni volta che parlo di quello che è successo a me, parlo anche di quello che è successo a Meredith», afferma. Poi aggiunge: «Nessuno ricorda il nome di chi l’ha violentata e uccisa e questa è una tragedia, è una storia di misoginismo. La sua vita è stata tolta come se non valesse niente».

Nell’intervista, Knox presenta anche il marito Christopher Gerald Robinson e i loro due figli, Eureka ed Echo. Al compagno attribuisce un ruolo decisivo nella scelta di tornare a esporsi pubblicamente: racconta che l’ha incontrata in una libreria sotterranea, in un periodo in cui cercava di restare anonima. «Mi ha incoraggiata a difendermi e ad alzare la mia voce, è grazie a lui se oggi sono qui a raccontare la mia storia»

Il rapporto con Sollecito e il viaggio a Gubbio

Con Raffaele Sollecito il legame non si è interrotto, anche se oggi entrambi hanno vite diverse. «Non ci vediamo tanto però ci sentiamo», spiega Knox, ricordando le lettere che lui le scriveva durante la detenzione. I due, racconta, si erano conosciuti appena cinque giorni prima dell’omicidio.

«Oggi ci vogliamo bene in modo diverso, siamo sopravvissuti insieme a un incubo». Durante un ritorno in Italia, Knox e Sollecito si sono rivisti e hanno raggiunto Gubbio, la destinazione del viaggio che avevano programmato per quella mattina del 2007. «Le nostre vite forse potevano essere diverse», conclude.