Sondaggio: il 56,4% dei lavoratori da remoto resta alla scrivania quando è malato, il 20,3% passa al letto
In un momento di grande diffusione dello smart working, si potrebbe pensare che il giorno di malattia sia una realtà in rapida sparizione. Ma non è così, sta semplicemente cambiando. E in Italia questo cambiamento appare più evidente che altrove.
A fotografare il fenomeno è una nuova ricerca di iGaming.com, basata su un sondaggio condotto da Censuswide su 4.000 lavoratori da remoto o prevalentemente da remoto in Regno Unito, Germania, Italia e Spagna. Nel campione italiano, composto da 1.000 rispondenti, il 20,0% dichiara di prendere più giorni di malattia rispetto a quando lavorava dall’ufficio: il dato più alto tra i quattro mercati analizzati, che colloca l’Italia al primo posto per aumento delle assenze da remoto.
Lo stesso campione, però, mostra anche la tendenza opposta. Il 51,3% dei lavoratori italiani afferma di lavorare di più quando è malato da quando lavora da remoto: l’Italia è seconda tra i Paesi analizzati, appena dietro al Regno Unito (51,4%, primo posto) e davanti a Spagna (46,4%, terzo posto) e Germania (42,1%, quarto posto). Inoltre, il 22,8% degli italiani dichiara di lavorare “molto di più” quando non sta bene, percentuale che porta l’Italia al primo posto nello studio per questa risposta.
Questi numeri delineano quello che emerge come un vero e proprio paradosso italiano. L’aumento delle assenze potrebbe essere letto, in modo superficiale, come un segnale di maggiore attenzione alla salute. Tuttavia, lo stesso dataset mostra che una quota ancora più ampia di lavoratori resta operativa anche durante la malattia. Il risultato non è un mercato più “sano”, ma un sistema diviso tra chi si ferma completamente e chi, invece, continua a lavorare anche in condizioni non ottimali.
Anche il luogo da cui si lavora quando non si sta bene racconta questa trasformazione. In Italia, il 56,4% dei lavoratori da remoto resta alla scrivania quando è malato: un dato che posiziona il Paese al terzo posto, dietro Spagna (65,1%, prima) e Germania (57,7%, seconda), ma davanti al Regno Unito (55,6%, quarto). Il 20,3% degli italiani lavora dal letto, seconda quota più alta dopo il Regno Unito (22,6%) e sopra Germania e Spagna, entrambe al 17,2%.
Solo il 16,6% degli italiani dichiara di prendere una qualche forma di malattia: anche in questo caso l’Italia è seconda, dietro la Germania (18,8%) e davanti a Regno Unito (15,9%) e Spagna (10,5%). Una quota più ridotta, pari al 5,6%, continua invece a lavorare normalmente nonostante i sintomi: qui l’Italia è ancora seconda, dopo la Spagna (6,3%) e davanti a Germania (5,3%) e Regno Unito (5,2%).
“Dove lo Stato paga il riposo, i lavoratori riposano. Dove non lo fa, aprono il laptop”, spiega così i dati emersi dal sondaggio il Prof. Dr. Andreas Ditsche, CEO di iGaming.com. “Meno giorni di malattia non significano più quello che significavano una volta. Non misurano più lo stato di salute, ma il comportamento in condizioni cambiate”. Il Prof. Dr. Stefan Remhof aggiunge a tal proposito: “smettiamo di considerare il calo dei giorni di malattia come un risultato positivo – è un segnale di cambiamento nei comportamenti, non di un miglioramento della salute”.
Una delle possibili chiavi di lettura riguarda la struttura dell’indennità di malattia. In Italia, dopo i primi tre giorni di carenza, l’indennità passa in linea generale al 50% della retribuzione dal quarto giorno, per poi salire al 66,66% dal ventunesimo. Nel confronto del report, la Spagna prevede il 60% dal quarto giorno, mentre la Germania garantisce sei settimane di retribuzione piena.
Non a caso, la Germania è il Paese con la quota più bassa di lavoratori che dichiarano di lavorare di più quando sono malati (42,1%, quarto posto), mentre Italia e Regno Unito si collocano ai livelli più alti, rispettivamente al 51,3% e al 51,4%.
Questo passaggio al quarto giorno introduce una soglia economica rilevante, che può influenzare il comportamento dei lavoratori. Quando la malattia è tale da rendere inevitabile l’assenza, la scelta tende a essere quella di fermarsi. Nei casi in cui i sintomi sono percepiti come gestibili, invece, il lavoro da remoto consente di rimanere connessi, partecipare alle attività essenziali e continuare a lavorare, anche se in condizioni non ideali.
A questo si aggiunge il tema del controllo. A livello complessivo, il 46,1% dei lavoratori da remoto intervistati dichiara di essere monitorato dal datore di lavoro. La Spagna è prima per monitoraggio con il 64,8%, seguita dal Regno Unito (48,7%, secondo), dall’Italia (41,4%, terza) e dalla Germania (29,5%, quarta). Nel caso italiano, il 29,2% dei lavoratori afferma inoltre che il monitoraggio aumenta la pressione percepita, un elemento che può contribuire a rafforzare il presenteismo digitale e la tendenza a restare operativi anche quando si è malati.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. Su base complessiva, nei quattro Paesi analizzati, il 47,8% dei lavoratori dichiara di lavorare di più quando non sta bene rispetto al periodo in cui lavorava in ufficio, mentre il 43,5% afferma di prendere meno giorni ufficiali di malattia. Solo il 7,8% prende un vero giorno di malattia disconnettendosi completamente dal lavoro, mentre il 19,3% lavora dal letto e il 58,7% resta alla scrivania.
L’analisi completa è disponibile su: https://www.igaming.com/the-sick-day-is-dead-research/



