STAVOLTA IL CALIFFO E’ MORTO PER DAVVERO: FORSE

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Forse stavolta era davvero la sua ora. Abu Bakr Al Baghdadi, il califfo dell’Isis si sarebbe fatto esplodere dopo una breve conflitto a fuoco con gli americani. Con lui sarebbero morte due delle sue mogli, che indossavano a loro volta dei giubbotti esplosivi. Molte delle prime reazioni sono molto “americane”: orgoglio per l’operazione, oppure timore che costituisca una medaglia per Trump (che però alla morte di Bin Laden aveva sottolineato che a far fuori il leader di al Qaeda erano state le Navy Seals, non Obama). Credo sia più utile guardare al significato della scomparsa di una capo che certo si può sostituire, ma era quello che aveva dichiarato il califfato, e lo aveva guidato nella sua scia di orrori: le donne yazide rese schiave, i cristiani cacciati, le stragi di reclute scite, l’assassinio del mite archeologo di Palmira, gli omosessuali gettati dai tetti, i bambini istruiti negli sgozzamenti, i copti decapitati in riva al Mediterraneo, gli attentati sparsi in Europa , e morti di italiani innocenti come un ragazzo giornalista a Strasburgo o i pensionati in visita a un museo a Tunisi. E molto ancora si potrebbe aggiungere, sapendo che non finisce qui, ma un simbolo è stato tolto di mezzo e i simboli contano. Restano, ovvio, anche altre domande. La morte di Al Baghdadi è avvenuta in un villaggio a 5 chilometri dal confine con la Turchia. E difficilmente vi era arrivato attraversando la provincia di Idlib, ancora in mano ai ribelli, ma molti in concorrenza con l’Isis. Non possiamo escludere che abbia raggiunto quel villaggio provenendo dalla Turchia. Ed è inevitabile chiedersi se l’operazione sia tutta CIA, sotto il naso dei turchi, che controllano la zona oppure se sia avvenuta proprio grazie ai turchi, che hanno svenduto il loro protetto, esattamente come gli americani hanno svenduto i curdi. Ma il risultato non cambia, e va bene così.

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