Oggi lo conosciamo nella sua variante più aggressiva, quello degli oligarchi che dettano l’agenda mondiale
Degli (im)prenditori che si sono fatti politica e aeroporti alla memoria. Ma alle sue origini, si distingueva per una caratteristica ormai quasi caduta in disuso: la legge di mercato. Grossomodo, domanda e offerta.
Con una sottotrama un tempo diffusa, utile a preservare il sistema: il consumatore, per consumare, doveva poterselo permettere. Altrimenti… un esempio declinato sull’oggi: se la benzina diventasse bene di lusso, sempre meno raggiungibile, persino i giganti del petrolio potrebbero scontare qualche difficoltà. Passando, non che sia decisivo, anche per grassatori e affamatori di popolo.
Il caso francese
Facciamo allora un caso di scuola, un’ipotesi del tutto campata per aria: il prezioso liquido viaggia verso i 2,30 nella versione benzina e verso i 2,50 per il diesel millesimato. Contestualmente, il governo pensa a una tassa sugli extraprofitti e lancia appelli al senso di responsabilità.
A quel punto, l’azienda più importante del Paese decide di mettere un tetto, anzi due: 1,99 e 2,25. La tassa è allontanata, il marchio ne trae giovamento, i concorrenti finiscono davanti a un bivio: inseguire al ribasso oppure accettare la contrazione degli introiti.
Accolgo la considerazione: non è un’ipotesi, è una notizia. Verissimo. Da oggi, in Italia. Falsissimo. Già nel 2023, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, TotalEnergies, la più grande catena transalpina di distributori, applicò il tetto.
A luglio del 2026 l’ha rifatto. Attualmente, il calmiere è attivo. Con esiti pratici visibili. Attraversando nei giorni scorsi la Francia, ho potuto contare personalmente i punti di rifornimento Total presi d’assalto. Le file sono ovunque. Pur se riforniti quotidianamente, spesso finiscono il carburante e chiudono anzitempo la giornata incappucciando le pistole con buffi “preservativi” rossi. Anche in autostrada: questo perché, a differenza che in Italia, la forbice tra i prezzi intra ed extra casello non arriva alle vette da inchiesta penale che tocca dalle nostre parti.
Al momento, gli avversari non hanno ancora reagito. Ma la tassa sugli extraprofitti è finita in un limbo. Forse perché da quelle parti non esiste un Salvini talmente disperato da proporre, rovistando nei bassifondi del populismo, una legge che avrebbe realmente qualcosa di popolare. Nel senso buono.
Luca Bottura



