Trump, Xi e la guerra silenziosa sull’IA

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United States and Chinese flags are set up before a meeting between Treasury Secretary Janet Yellen and Chinese Vice Premier He Lifeng at the Diaoyutai State Guesthouse in Beijing, China, Saturday, July 8, 2023. (AP Photo/Mark Schiefelbein, Pool)

Il 14 e 15 maggio 2026 Donald Trump è andato a Pechino accompagnato da Jensen Huang di Nvidia, Tim Cook di Apple ed Elon Musk di Tesla. La presenza dei principali dirigenti tecnologici statunitensi suggeriva che il vertice non riguardasse soltanto Taiwan o il commercio, ma anche il controllo delle filiere strategiche dell’intelligenza artificiale.

Nelle dichiarazioni pubbliche al momento di lasciare Pechino, in un passaggio poco ripreso dalla stampa, Trump ha detto di aver parlato con il presidente cinese Xi Jinping anche di IA. Come suo solito non ha elaborato se non per dire che: “molti problemi diversi sono stati risolti”.

Eppure il proposto framework bilaterale di governance AI non ha prodotto alcun documento firmato. Il comunicato cinese parlava di “relazione sino-americana di stabilità strategica costruttiva”, una formula assente nel comunicato della Casa Bianca.

Trump era arrivato già avendo fatto concessioni significative. Come ricostruisce Time, prima ancora di scendere dall’Air Force One aveva accettato di vendere i chip H200 di Nvidia alla Cina e sospeso una vendita di armi da 13 miliardi di dollari a Taiwan.

Xi Jinping, dal canto suo, ha aperto i colloqui con un monito netto su Taiwan: le due superpotenze potrebbero “scontrarsi o persino entrare in conflitto” sull’isola. Un tono ben diverso dalla retorica di apertura.

Al momento nessun chip Nvidia H200 è stato spedito agli acquirenti cinesi autorizzati, le esportazioni di terre rare dalla Cina restano circa il 50% al di sotto dei livelli pre-restrizione.