Un italiano su tre sceglie di non votare. Lo chiamiamo “deluso”.

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La Costituzione, all’articolo 48, dice una cosa precisa: il voto è “diritto e dovere civico”. Diritto E dovere. Non una facoltà, un dovere

Quindi questo italiano su tre non è un cittadino disilluso, è un cittadino che viola un dovere costituzionale.

Non c’è sanzione, il dovere è “civico”. Però resta nero su bianco.   Tra pochi giorni si vota in mezza Italia. Si sceglie chi amministra la città, chi gestisce i soldi del Comune, chi decide su scuole, asili, autobus, rifiuti.

Roba banale, roba di tutti i giorni. Un italiano su tre, forse di più, resterà a casa. Per scelta. Se uno rinuncia al dovere, perché dovrebbe godere dei diritti che quel dovere garantisce? Lo Stato si regge sulla partecipazione di tutti. Tutto il resto viene da lì.

Sanità pubblica, scuola gratuita, pensione, sussidio di disoccupazione, malattia retribuita, ferie, sciopero. Cose che esistono perché qualcuno è andato a votare.  

Allora togliamo. Via la sanità pubblica, ti rompi una gamba e paghi. Via la scuola, i tuoi figli alle private o si arrangiano. Via la pensione. Via la cassa integrazione e il sussidio di disoccupazione, via l’assistenza per malattia e invalidità. Via la retribuzione dignitosa, via le ferie retribuite, via il riposo settimanale, lavori sei giorni su sette e zitto. Via lo sciopero. Via il sindacato, ti rappresenti da solo. Via la tutela della maternità. Via la borsa di studio se sei capace e meritevole ma povero. Via tutto.

Fascista o comunista, fa lo stesso. Se non voti non esisti.   Restano i doveri, perché quelli non si possono evadere. Paghi le tasse in ragione della tua capacità contributiva, ci mancherebbe altro. La difesa della patria resta “sacro dovere del cittadino”, se domani serve sei in prima fila. Resta la fedeltà alla Repubblica. Vorrei capire come si fa, fedeltà a una Repubblica che si lascia decidere dagli altri.  

La cittadinanza ridotta ai soli doveri non è democrazia. È sudditanza. Un italiano su tre si è già messo in quella condizione. Ha smesso di essere cittadino e ha tenuto solo gli obblighi. Noi facciamo finta di niente e continuiamo a chiamarlo “elettore”. Tra pochi giorni passa davanti al seggio, poi guardati allo specchio. Vedi se le due cose tornano.