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UNIVERSITÀ E SCUOLE: L’ALTERNATIVA C’È

La proposta di legge sul reclutamento universitario, attualmente in discussione alle Camera

Ha avuto un lungo percorso d’elaborazione fin dal 2018, accorpando col tempo diverse proposte e purtroppo mitigando tutte le iniziative originarie più radicali e positive di riforma dell’università.
Ne era venuta fuori un’ultima versione che non solo neutralizzava gli autentici cambiamenti, d’intesa col PD, ma creava dei gravi danni allo sviluppo libero della ricerca e della carriera universitaria, perché si era ascoltata più la CRUI che il mondo accademico professorale e precario.

Grazie a pressioni trasversali e denunce, provenute da associazioni dell’ambito e che noi stessi abbiamo rilanciato, la maggior parte delle peggiori storture in favore di un’università chiusa e baronale sono cadute. Il rumore dell’opposizione di contro alla cupola del tacito accordo di maggioranza su tutto ha avuto il suo effetto.
Adesso resta una proposta all’acqua di rose, con alcune migliorie che rispettiamo e altre problematiche che contestiamo, in primis nessuna autentico contrasto al precariato e soprattutto nessun finanziamento aggiuntivo, di cui l’università e la ricerca italiana hanno tantissimo bisogno.

Quel poco che vi è di possibilmente positivo d’altronde è talmente mitigato, che rischia di non veder sortito alcun effetto. Perciò noi abbiamo proposto tre emendamenti importanti, oltre a rilanciare quelli delle associazioni più illuminate sul tema e a richiedere ad alta voce maggiori finanziamenti per il settore:
1) Concorso nazionale per l’assunzione dei ricercatori (su programmazione triennale delle università, con graduatoria e scelta della sede da parte dei vincitori, commissione molto ampia sorteggiata tra tutti i professori nazionali).
2) Ruolo unico della docenza universitaria (niente più divisioni in professore ordinario e associato, niente più clientelismo per passaggi di ruolo e divisioni soltanto di potere tra le mansioni)
3) In subordine al rifiuto del punto 1: commissioni locali per i concorsi ampie e con al massimo un professore interno all’università che lo bandisce (ad oggi la pdl dice 3-5 con maggioranza esterna, il che significa nei fatti 1 su 3 interno, come adesso pur sorteggiato, molto condizionante. Noi chiediamo 5-7 con solo 1 interno, sorteggiati a livello nazionale, molto più trasparente e libera)

Queste sono vere proposte rivoluzionarie sull’università, il resto è solo spolverare qualcosa che ha invece bisogno di un cambiamento reale, sia in termini di rilevanza nella spesa pubblica sia in termini di governance e reclutamento.
L’Alternativa c’è.

Luisa Angrisani

giornalista per un giorno

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