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Beppe Severgnini – Neoitaliani, un manifesto – Milano, Rizzoli, 2020, 216 p. (206)

Cinquanta motivi – ma voi potete toglierne o aggiungerne altri – sono stati accuratamente scelti ed enumerati, oltre che motivati in modo specifico e ottimistico,  in un libro scorrevolissimo e facile da leggere da questo bravo giornalista-scrittore per lodare “l’italianità”, trasmettere fiducia e coraggio per il post pandemia e sfatare luoghi comuni che non fanno bene al paese. Con molta socialità e poca politica – pur facendo nomi e specificando motivazioni pro/contro – tanto buon senso e numerose citazioni di esperienze personali da giornalista che ha viaggiato molto, per capire (riscoprire) il nostro carattere, gli elementi positivi e negativi che ci contraddistinguono.
Per ripartire al meglio. “Non siamo andati indietro in questi due anni pandemici…” – dice – facendo tutti il nostro dovere, dai nostri governanti a tutti i livelli, al lodevole personale sanitario, al comportamento individuale. Un buon lavoro, questo di Severgnini, che ad esempio sfata anche situazioni paradossali di pensiero, ricercando e trovando dentro di noi
risorse che non pensavamo di possedere. Ci siamo illusi che il superfluo fosse fondamentale, ed invece abbiamo scoperto quanto conta lo stretto necessario; abbiamo supposto di poter risolvere ogni problema in Italia ed abbiamo imparato che abbiamo bisogno dell’Europa; abbiamo pensato di bastare a noi stessi, deriso l’autorità e l’altruismo e sono stati questi a portarci fuori dai guai; abbiamo deriso o ignorato la scienza e le competenze e queste ci hanno salvato. Insomma, siamo usciti dalla bufera e – volenti o nolenti – siamo diventati diversi, magari sempre litigiosi e diffidenti verso gli altri, ma con una visione della realtà e del prossimo un po’ più umana.
Un modo insolito e brillante per raccontare come eravamo, come abbiamo vissuto e come potremmo rivivere meglio da oggi in avanti. Tocca solo a noi trarre i dovuti insegnamenti dalle cose accadute e ripartire ritornando a vivere in modo migliore. Perché… – a modo nostro – abbiamo il Servizio sanitario, i medici di famiglia, gli asili nido, i poliziotti che non ci guardano mai male (anche quando dovrebbero), abbiamo avuto la Montessori; abbiamo le piccole chiese che sono migliori di certi pseudo difensori della fede, perché molti ci criticano ma quasi tutti ci copiano; siamo fragili quando pensiamo d’essere forti e viceversa, al momento giusto sappiamo spegnere il risentimento, perché è difficile sentirsi diversi, se di uguale non c’è nessuno…
Tutta una storia di noi stessi che conosciamo ma che è bene ricordare; come il fatto che l’Italia è stato il primo paese fuori dall’Asia a spegnere il corona virus – commettendo anche errori, ma quanto successo è stato troppo nuovo ed improvviso. Abbiamo scoperto, nell’emergenza, l’utilità del web e, pur essendo indisciplinati e criticoni per carattere e natura, sorprendentemente siamo rimasti chiusi in casa come dovevamo, non per decisione collettiva – non abbiamo mai accettato norme e leggi senza discuterle – ma per la somma di 60 milioni di decisioni individuali. Le risorse sociali, economiche e personali quindi le abbiamo, ci sono – conclude l’autore – allora facciamo attenzione, tutti, ad ogni livello, ai passi da compiere in questi giorni, se vogliamo vivere meglio i mesi e gli anni futuri.
giornalista per un giorno

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