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Da settimane ormai la Rotta Balcanica è tornata ad essere teatro incessante di transiti

Verso il nostro Paese? Non esattamente, ma verso l‘Europa.

Tuttavia, al confine con la Slovenia, é proprio l’Italia a diventare Paese d’arrivo di molti migranti che, con il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, potrebbe aumentare ulteriormente.

È chiaro che serva una strategia europea, da definire e attuare a livello comunitario, ma siamo sicuri che investire nella costruzione di campi profughi in Turchia, Libano e Giordania (dove la percentuale di rifugiati in rapporto alla popolazione è già elevatissima) sia la soluzione?
È questa infatti la destinazione dei fondi europei che la Commissione vuole proporre di stanziare da qui al 2024, oltre ad altri finanziamenti previsti per stringere accordi coi Paesi di origine e transito per i prossimi sette anni.

Di fatto, il piano par essere semplicemente quello di continuare a mettere “pezze” al problema, cercando di allontanarlo (almeno temporaneamente) dalle nostre viste e dai nostri confini.

Ridustrubuzioni? Riforma del Trattato di Dublino? Questi punti, invece, non sono nemmeno all’ordine del giorno tra i leader europei. Attuare accordi con i Paesi di partenza è necessario, certo, quanto lo è altrettanto organizzarsi congiuntamente ad affrontare eventuali arrivi e richieste di asilo, che non possiamo certo pensare smetteranno da un giorno all’altro. Per non parlare dei diritti umani: i problemi, da questo punto di vista, sulla Rotta Balcanica e nei campi profughi sono già ingenti e documentati. Vogliamo continuare a far finta di non vederli? Non è mica nascondendo la sabbia sotto al tappeto che si risolvono le cose.

Yana Ehm 

 

giornalista per un giorno

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