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Dopo un anno e sette mesi di detenzione, in attesa di giudizio per aver espresso la propria opinione, Patrick Zaky finirà a processo

570 giorni in un carcere egiziano.

Perché ha difeso i cristiano-copti, pensate che accusa.
E potete scommetterci una mano che il processo a Patrick non sarà un processo giusto, con tutte le garanzie e il pieno diritto alla difesa per l’imputato.
Come giusta non è stata questa barbara e insensata forma di carcerazione preventiva.
Come giusto non lo è stato l’atteggiamento omertoso e i depistaggi organizzati del Regime di Al-Sisi sul caso Regeni.
Come giusto non fu il golpe militare che depose un governo eletto democraticamente dagli egiziani.
Come giusta non è la violenza, la tortura, la repressione di qualsiasi minoranza e opinione.
In Egitto non esiste giustizia. Punto.
E con quel Regime non si può collaborare oltre, senza rischiare di divenirne complici.
Ecco perché si deve ricorrere al Diritto Internazionale e a una pressione forte nei confronti di quel Paese.
E se devono esserci pesanti sanzioni, che sia.
Perché liberino Patrick Zaki e lo restituiscano ai suoi studi e ai suoi cari.
Perché venga liberato l’intero popolo egiziano da una dittatura brutale e oscurantista.

Michele Piras

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