In un surreale delirio paranoico, è corsa a sinistra a dirsi pubblicamente contrari alla violenza di piazza, quando la notizia sarebbe che qualcuno dica il contrario ovvero “sì ai cortei violenti e spaccatutto”
L’opposizione, ancora una volta, si sta facendo dettare l’agenda dalla destra reazionaria di Giorgia Meloni, quando la sola cosa che Schlein e compagni dovrebbero dire è che la violenza è prerogativa della destra.
E non mi riferisco ai coglioni in camicia nera che, per esempio, hanno assaltato la sede della CGIL o le sezioni del PD. No, mi riferisco a quelli che dicono che farsi giustizia da soli è sacrosanto.
Cosa c’entra? C’entra eccome perché le così dette piazze violente non sono i barbari che arrivano a saccheggiare, bensì sono persone convinte che gli strumenti democratici non li rappresentino o che siano sostanzialmente inutili.
È la destra, questa di Giorgia Meloni e camerati vari, che vuole sempre più cittadini armati, che vuole il diritto di uccidere chi viola la proprietà privata, che sdogana la giustizia sommaria e fai da te, che giustifica chi viola la legge in nome di una “legge superiore” e ovviamente “più giusta”.
La sinistra non ha bisogno di smarcarsi dai violenti perché lo ha già fatto – non senza martiri tra le file dei comunisti e dei sindacalisti – quando i violenti erano organizzati nelle cellule terroristiche brigatiste, viceversa la destra certe contiguità le ha sempre avute.
Tra poco è l’anniversario della Strage di Bologna, così per dirne una. Ricorrenza che segue di poco quella della “violenta” Piazza della Loggia e di poco anticipa la “violenta” Piazza Fontana.
William Beccaro



