Il mistero dello statuto nascosto

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“Mostrare lo Statuto? Se c’è un invito lo farò”

Nell’annunciare il prossimo, chissà, disvelamento della famosa “bozza” della discordia, Giuseppe Conte, forse terminati i giorni degli scazzi furiosi con Beppe Grillo (e delle mediazioni grazie preferisco di no) ci riporta al mistero, doloroso o glorioso, fate voi, dove tutto è cominciato.

Ovvero: possibile che nel tempo in cui della privacy c’è rimasto solo il Garante, un normale documento politico come lo Statuto di Conte debba restare blindato, censurato, occultato perché diocenescampieliberi, nessuno deve vedere e sapere? Ma dove siamo, in Corea del Nord? In un mondo equilibrato, il Garante furioso, d’accordo con il leader disarcionato, avrebbe immediatamente reso pubblico il testo.

Affinché il Movimento tutto – iscritti, parlamentari, elettori – leggesse e giudicasse. E magari potesse anche esprimersi con un voto, con un sì o con un no. Purtroppo, come tutti i paradisi in terra, pure quello della democrazia diretta non prevede la sconfitta degli elevati, neppure per ipotesi. Al di là di pennacchi, status e di chi comanda cosa, dai pochi frammenti conosciuti si capisce solo che lo Statuto di Conte è stato ritagliato sul profilo dell’odierno elettorato M5S, meno radicale rispetto a quello delle origini.

Secondo un’indagine dell’Istituto Cattaneo, pubblicata sul Domani, si tratta di un voto d’opinione che si è lasciato alle spalle il MoVimento dei Vaffa, ed è pienamente inserito nella dinamica della democrazia parlamentare. “Una transizione che oggi riflette molto di più l’impostazione ‘moderata’ assunta dall’ex capo politico Luigi Di Maio e promossa – nel ruolo di presidente del Consiglio – da Giuseppe Conte, piuttosto che l’aggressiva retorica anti-tutti degli esordi”. Lo Statuto è un pezzo di carta che si potrà anche nascondere o stracciare. Più difficile rinchiudere con un chiavistello procedurale il sentimento di milioni di persone.

di Antonio Padellaro

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