L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI BOCCIA LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA FIRMATA CARTABIA

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 L’Associazione Nazionale dei Magistrati, per bocca del suo Presidente, Giuseppe Santalucia, boccia nettamente la riforma della giustizia.

In particolare, sul blocco dei processi per improcedibilità se l’appello dovesse superare i due anni e il terzo grado un anno. La riforma finirà per allungare i processi, sostiene Santalucia, determinando “un incentivo per le impugnazioni con ulteriore aggravio per gli uffici, lasciando inoltre senza risposta le istanze collettive di accertamento dei reati”.

Il sindacato delle toghe esprime forte preoccupazione per questa norma che giudica una soluzione fortemente inadeguata.

Oltretutto l’improcedibilità scatterebbe subito mentre i meccanismi correttivi per ridurre il carico di lavoro degli uffici delle Corti d’Appello, in un secondo momento solo dopo l’approvazione dei decreti attuativi. E sappiamo cosa significa. Un altro aspetto che preoccupa la magistratura è quello sull’indicazione da parte del Parlamento delle priorità in campo penale. “Non comprendo il senso di questa innovazione” afferma Santalucia, “in un sistema dove vige l’obbligatorietà dell’azione penale e quindi dove i magistrati sono obbligati a intervenire per qualunque reato che è tale per volontà del legislatore. Non c’è bisogno di una legge che indichi le priorità”.

Sulla riforma oggi interviene nuovamente Gian Carlo Caselli, ex Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, che negli anni 90 ha ottenuto importantissimi risultati nella lotta alla mafia come l’arresto di boss del calibro di Leoluca Bagarella, Gaspare Spatuzza, Giovanni Brusca. Caselli dice che la controversia sulla prescrizione verte sugli effetti della legge Bonafede, che dal 1 gennaio 2020 ha stabilito che la prescrizione si interrompe dalla sentenza di primo grado, cancellando un’anomalia tutta italiana.

E riporta un passaggio della relazione della commissione di riforma voluta dalla ministra, in cui si precisa che dal punto di vista tecnico non vi sono urgenze che giustifichino la “riforma della riforma”, dato che gli effetti della Bonafede si produrranno a partire dal 2025 per le contravvenzioni e dal 2027 per i delitti. Dunque tutta questa urgenza di reintrodurre la prescrizione chiamandola improcedibilità dove sta? Caselli infine aggiunge “Mantenere un simile obbrobrio è puro masochismo processuale.

A che serve? Di certo non a rendere la giustizia più efficiente. Infatti, dopo il primo grado non rischiando niente tutti faranno ricorso determinando un ulteriore carico sul sistema con l’aggravante che in alcuni distretti, seppur colpevoli, tanti imputati resteranno impuniti e le parti civili non otterranno nessun risarcimento.

E’ giustizia questa? Il Movimento c’è e questa “schiforma” non la digerirà.

Mauro Coltorti 

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