La realtà di chi fa il caregiver in Italia è un infinito labirinto di ostacoli, burocrazia e totale solitudine.
Il dibattito pubblico è un continuo rimpallo di promesse. Si parla di tutele, di riforme e di aiuti economici che, alla prova dei fatti, si rivelano inaccessibili o del tutto insufficienti. Un esempio? Il tanto sbandierato Bonus Caregiver: un contributo mensile vincolato a requisiti così stringenti – come un numero enorme di ore di assistenza settimanale e un ISEE bassissimo – da escludere la stragrande maggioranza delle famiglie che affrontano questa fatica ogni giorno.
Il risultato?
Chi assiste un proprio caro non autosufficiente si ritrova a subire un triplo peso:Isolamento sociale: Il tempo per sé scompare, assorbito completamente dalle necessità di cura.
Sacrificio professionale: Costretti a ridurre l’orario di lavoro o a licenziarsi, con tutele previdenziali inesistenti o quasi e datori di lavoro spesso non collaborativi.Salute a pezzi: Un logorio fisico e psicologico costante, vissuto nel silenzio delle proprie case.I caregiver familiari sono il vero pilastro invisibile che sorregge la sanità e l’assistenza in Italia, ma lo Stato continua a trattarli come volontari a costo zero.
Non servono altre passerelle o promesse da campagna elettorale, serve un riconoscimento giuridico ed economico reale, dignitoso e universale.
crudelia



