“Veniamo da due mondi diversi, anche per quanto riguarda il tennis. Io potevo permettermi cose che a Jannik non interessano neanche un po’. Gli darà anche la coppa del Roland Garros”
“Posso dirmi un ammiratore di Jannik, e ripetere per l’ennesima volta che non avrei mai potuto essere come lui. Veniamo da due mondi diversi, anche per quanto riguarda il tennis. Ma entrambi, alla fine, siamo quello che abbiamo voluto essere. Io potevo permettermi cose che a Jannik non interessano neanche un po’, ed è giusto così”. E così Adriano Panatta se l’è abbracciato, e gli ha passato di mano Roma. La “sua” Roma non più solo sua. Al Foro Italico per poi andare a Parigi, come una staffetta delle consegne. Un corriere della gloria.
Panatta firma sul Corriere della Sera il suo commento ad una storia che si chiude mezzo secolo dopo. “Sono contento – scrive – vederlo vincere a Roma mi ha fatto felice”.
Il suo segreto, continua, è lo studio matto e disperatissimo che non appartiene alla sua epoca. “Non è più un tennis tutto campo, casa e serate con gli amici, ma tutto campo e studio. Solo campo e studio… Ma è nella differenza che si fonda l’ammirazione più vera, nella comprensione delle diversità.
Io ho divertito l’Italia che cresceva e s’interessava per la prima volta al nostro sport. Sinner quell’Italia la fa vincere. E accidenti se ci riesce bene…
“È un bravo ragazzo, Jannik, non dimenticatelo quando parlate del campione e delle sue vittorie. È un bravo ragazzo che vince tantissimo. Lo vedi quando stringe la mano al presidente Mattarella, e non può fare a meno di mostrarsi imbarazzato. Ma è cresciuto tanto e continuerà a crescere. La Coppa degli Internazionali è in buone mani. Davvero, non vedo l’ora di dargli anche quella di Parigi”.



