Si è tenuta oggi, davanti al Tribunale di Avezzano, l’udienza nel processo penale relativo all’uccisione dell’orsa Amarena, nel quale l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) è stata ammessa come parte civile tra le 47 associazioni istanti.
La brutale uccisione della mamma orsa – colpevole di essersi avvicinata troppo, insieme ai suoi cuccioli, a una casa – era avvenuta nel 2023, suscitando sgomento e indignazione nell’opinione pubblica. Questo anche perché l’orsa, simbolo del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, era conosciuta per la sua docilità e l’assenza di comportamenti aggressivi.
Nella giornata di oggi, il giudice ha riconosciuto la legittimità della richiesta dell’OIPA di partecipare attivamente al processo, per il suo ruolo operativo sul territorio abruzzese e a livello nazionale nella tutela degli animali, inclusa la fauna selvatica.
Fin da subito, l’OIPA aveva infatti preso parte a questa battaglia di civiltà, depositando denuncia per uccisione di animali – tramite l’Avv. Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio Legale – con l’obiettivo di costituirsi parte civile e rappresentare Amarena e i suoi cuccioli, rimasti orfani. All’esito delle indagini preliminari è emerso che l’orsa, al momento dello sparo, non rappresentava alcun pericolo.
“L’OIPA, come sempre, è in prima linea per la tutela di chi non ha voce e non può difendersi dalla brutalità umana. Abbiamo voluto essere parte di questo processo per rappresentare non solo Amarena e i suoi cuccioli, ma anche il sentimento di empatia e desiderio di giustizia che la collettività prova verso gli animali” dichiara l’Avv. Claudia Taccani, responsabile Ufficio Legale OIPA Italia.
L’OIPA continuerà a essere presente al processo grazie al patrocinio dell’Avv. Francesco Paolo Fornario del foro di Roma, battendosi affinché siano rispettate e fatte valere le norme a tutela della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato, e perché tragedie come quella di Amarena non si ripetano mai più.



