Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Il Sacramento della Riconciliazione, per Papa Leone XIV “ristabilisce l’unità con Dio”, con la Chiesa e con sé stessi, favorendo così anche “la pace e l’unità della famiglia umana”.
Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?
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Solo chi è riconciliato vive in modo disarmato e disarmante
Il Papa si fa questa domanda incontrando questa mattina, 13 marzo, nella Sala Clementina del Palazzo apostolico 400 partecipanti al 37.mo Corso sul foro interno della Penitenzieria Apostolica. E ricorda che questo “dinamismo di unità” che si trova nella confessione “è un presupposto della pace tra gli uomini e i popoli”.
Solo una persona riconciliata è capace di vivere in modo disarmato e disarmante! Chi depone le armi dell’orgoglio e si lascia continuamente rinnovare dal perdono di Dio, diventa un operatore di riconciliazione nella vita di ogni giorno. In lui o in lei si realizzano le parole attribuite a San Francesco d’Assisi: «Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace».
I cristiani che non utilizzano il Sacramento della Riconciliazione
Per questo Leone XIV esorta la Penitenzieria, guidata dal Penitenziere Maggiore cardinale De Donatis e dal reggente monsignor Nykiel, a proseguire in questo servizio di formazione dei confessori, affinché il Sacramento della Riconciliazione sia sempre più profondamente conosciuto, adeguatamente celebrato e perciò serenamente ed efficacemente vissuto da tutto il popolo santo di Dio. Sottolinea che purtroppo i battezzati non ne fanno ricorso con sollecitudine, anche se la Chiesa ha progressivamente dilatato la possibilità della sua celebrazione.
È come se l’infinito tesoro della misericordia della Chiesa restasse “inutilizzato”, per una diffusa distrazione dei cristiani che, non di rado, rimangono per lungo tempo in stato di peccato, piuttosto che accostarsi al confessionale, con semplicità di fede e di cuore, per accogliere il dono del Signore Risorto.
Confessarsi almeno una volta all’anno
Il Pontefice ricorda che è stato il Concilio Lateranense IV, nel 1215, a stabilire che ogni cristiano è tenuto alla confessione sacramentale almeno una volta all’anno, e il Catechismo della Chiesa Cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, ha confermato questa norma. E sottolinea, citando Sant’Agostino, che “riconoscere i nostri peccati, soprattutto in questo tempo di Quaresima”, significa “accordarci” con Dio, unirci a Lui.
Sacramento che è “laboratorio di unità”
Il Sacramento della riconciliazione, prosegue Papa Leone, è allora un “laboratorio di unità”: ristabilisce l’unità con Dio, “attraverso il perdono dei peccati e l’infusione della grazia santificante”. E questo “genera l’unità interiore della persona e l’unità con la Chiesa”. Sottolinea che il peccato rompe “l’unità spirituale con Dio”.
È un voltargli le spalle, e questa drammatica possibilità è tanto reale quanto lo è il dono della libertà, che Dio stesso ha fatto agli esseri umani. Negare la possibilità che il peccato rompa davvero l’unità con Dio è, in realtà, un misconoscimento della dignità dell’uomo, che è – e rimane – libero e quindi responsabile dei propri atti.
I tanti sacerdoti diventati santi nel confessionale
Ai giovani sacerdoti e seminaristi in attesa di essere ordinati, allievi del Corso, il Papa ricorda che “La vita intera di un sacerdote può essere pienamente realizzata, celebrando assiduamente e fedelmente questo Sacramento”. E i tanti sacerdoti diventati santi nel confessionale, da san Giovanni Maria Vianney a san Leopoldo Mandić e, più recentemente, san Pio da Pietrelcina e il beato Michał Sopoćko.
Riconciliazione è unità ristabilita anche con la Chiesa
Infine Leone XIV sottolinea che l’unità ristabilita con Dio attraverso la confessione è anche unità con la Chiesa, che viene arricchita della santità rinnovata dei suoi figli pentiti e perdonati.
Nel confessionale, cari fratelli, collaboriamo alla continua edificazione della Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica; e così facendo diamo anche energie nuove alla società e al mondo.
Nel confessionale per i giovani risposte alle domande esistenziali
E conclude chiarendo che l’unità con Dio e con la Chiesa, è il presupposto dell’unità interiore delle persone, oggi così necessaria, in questo tempo della frammentazione. che ci è dato di vivere. Un’unità interiore che è desiderio reale soprattutto nelle nuove generazioni.
Le promesse non mantenute di un consumismo sfrenato e l’esperienza frustrante di una libertà svincolata dalla verità si possono trasformare, per divina misericordia, in occasioni di evangelizzazione: facendo emergere il senso di incompiutezza, permettono di destare quelle domande esistenziali alle quali solo Cristo risponde pienamente.
Dio, conclude il Pontefice, si è fatto uomo per salvarci, “e lo fa anche educando il nostro senso religioso, la nostra insopprimibile domanda di verità e d’amore”.



