Nel prossimo fine settimane si svolgerà il referendum costituzionale per confermare o respingere le “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.
Come sempre, mi recherò alle urne. In omaggio alla testarda convinzione che tutte le volte che il popolo scende in piazza e va votare, invece di restare a casa o andare al mare, quel popolo sta evocando qualcosa di “sacro” che oggi manca e che è vitale riabilitare.
Voterò no non per motivi di schieramento, ma per ragioni di merito come chiede, senza crederci, Giorgia Meloni. Ragioni giuridiche, costituzionali, istituzionali e politiche, le più rilevanti delle quali sono state limpidamente esposte da Enrico Rossi (https://fuoricollana.it/lassalto-alla-giustizia-ieri-oggi-domani/) e, in diverse occasioni, da Rosy Bindi (https://www.la7.it/in-onda/rivedila7/in-onda-02-11-2025-618613).
Mentirei, tuttavia, a me stesso se dicessi al lettore che la nostra democrazia ne uscirà rafforzata. Rischiamo anzi di assistere – se ne vedono già tutte le premesse negli slogan e nella confusa propaganda di queste settimane – ad un doppio suicidio: il suicidio della politica e il suicidio della magistratura.
Chi pone il tema della necessità di evitare l’”invadenza” della magistratura sul funzionamento della “macchina” di governo solleva, in via di principio, una questione seria. La questione è, invece, stata affrontata negli ultimi decenni – e oggi dal progetto di riforma costituzionale sottoposto a referendum – con il retropensiero, tutt’altro che ben mascherato, di infliggere una punizione alle “toghe” dedite alla presunta persecuzione della “classe di governo”; mentre, invece, sarebbe stata necessaria una legislazione che chiarisse quando c’è indebita invadenza e quando c’è doveroso controllo di legalità.
Di tutto questo non v’è traccia negli atti parlamentari e nel dibattito pubblico, come esemplarmente dimostra la “discussione” sui rilievi mossi dalla Corte dei Conti in ordine alle procedure seguite per il Ponte sullo stretto.
Antonio Cantaro


