In realtà quello a cui stiamo assistendo, a mio avviso, e’ un nuovo disordine mondiale. Ma ha ragione nel dire che non siamo pronti.
I vecchi modelli di governance non funzionano piu’ e le misure prese finora sono parziali e inefficaci.
Sembra di assistere ai tentativi un po’ casuali e disperati di un’equipe medica che, di fronte a un paziente terminale con una diagnosi incerta, tentano ogni possibile terapia.… ai limiti della stregoneria, accelerandone la morte.
Io credo invece che dobbiamo accettare che il mondo nel quale siamo cresciuti non c’è più e la soluzione non è semplice e non sarà indolore.
Vi è anche da dire che paradossalmente i Paesi più ricchi (vecchi) ed evoluti sono i meno pronti ad affrontare un cambiamento di tale portata. Non è possibile salvare il vecchio e costruire il nuovo al tempo stesso.
Ciò premesso, tuttavia, se leggete le analisi e le soluzioni proposte, vi rendete conto che muovono dalla non comprensione della portata del fenomeno o dal suo rifiuto.
Si invocano aiuti di Stato e non si cerca competitività; parliamo di produttività ma non interveniamo strutturalmente sul tema dell’AI, delle materie prime e degli approvvigionamenti e non riformiamo il sistema col quale formiamo i nostri giovani; siamo il Continente con il costo più alto dell’energia ma continuiamo a perseguire indefessi sulla strada del Green Deal; denunciamo la crescente instabilità e insicurezza del mondo attorno a noi, ma non vogliamo investire in Difesa e non vogliamo fare sacrifici.
Potrei naturalmente proseguire a lungo, ma credo sarebbe inutile.
Ogni soluzione credo passi dal riconoscimento della crisi che si sta vivendo.
Se l’EUropa pensa invece di tutelarsi continuando a ignorare la realtà, edulcorando fatti, numeri e statistiche, non farà altro che accelerare una crisi che potrebbe già essere diventata irreversibile.



