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STATI GENERALI DELL’ECONOMIA ED ENNESIMA BEFFA DELLA COSTITUZIONE

Mario Giordano grida e sottolinea la poco felice proposta della ministra Azzolina che vede mettere i nostri figli in una scatola di plexiglas, ma forse la scatola di plexy non é solo per i nostri piccoli, forse questa scatola col tetto basso e greve aggiungerebbe Baudelaire , sta contenendo tutti noi , però ora l’aria inizia ed essere rarefatta…
Aquila Bianca

Pubblichiamo un’attenta analisi del Prof. Fabrizio Giulimondi, consulente giuridico-normativo presso la Presidenza della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica e docente in materie giuspubblicistiche presso vari Atenei.

STATI GENERALI DELL’ECONOMIA ED ENNESIMA BEFFA DELLA COSTITUZIONE
Nell’epoca del neo-luddismo che non distrugge macchine ma statue e del nuovo “Indice”, non di radice ecclesiastica ma laica, che colpisce i film, non poteva che divenire un semplice orpello il Parlamento, messo all’angolo da un sistema psico-politico inginocchiato (visto che va di moda) dinanzi a “tutto ciò che è al di fuori da se stesso”, a “tutto ciò che non è istituzionale, costituzionale e ordinamentale”, a quell’altro da sé delegato, contra constitutionem, ad esercitare funzioni legislative, gestionali, amministrative e decisionali. Tralascio l’a-costituzionalità dei DPCM, di decreti legge svuotati del proprio contenuto, del soft-law (poco law e molto soft) delle FAQ, su cui mi sono già ampiamente soffermato su Foroeuropa, 2020, n. 2, e mi intrattengo (e Vi intrattengo) su amenità quali la centralità del Parlamento uscita completamente dall’angolo prospettico del Governo.
E la storia ci viene brutalmente in soccorso, anche se rimarrà inascoltata anche questa volta.

Gli Stati Generali, organo assembleare composto dai rappresentanti dei tre ceti dominanti nella Francia di Filippo IV (aristocrazia, clero e popolazione urbana e rurale), avevano la funzione di limitare il potere assoluto monarchico, specie in regime di tassazione. Fu convocato la prima volta nel 1302 e, per arginare – inutilmente – l’imminente rivoluzione, il 5 maggio 1789. Non portò bene a Luigi XVI.

La mente evoca anche un altro passaggio storico. Nel gennaio del 1939 la Camera dei deputati fu soppressa e, al suo posto, venne istituita la Camera dei fasci e delle corporazioni (poi abrogata dopo il 25 luglio 1943), formata dai componenti del Partito Nazionale Fascista e del Consiglio Nazionale delle Corporazioni (nel sistema sindacale fascista, organo amministrativo statale con funzioni di collegamento sindacali e normative nell’ambito di specifici settori economici).

Dismessa la camicia nera il Consiglio Nazionale delle Corporazioni – con le debite differenze – divenne il CNEL (Consiglio Nazionale della Economia e del Lavoro), istituito in virtù dell’art. 99 della Carta costituzionale, rimasto rocciosamente in piedi dopo la bocciatura referendaria del 4 dicembre 2016 della riforma costituzionale Renzi-Boschi.

La storia, che non è Magistra vitae, si sta ripetendo come farsa e non come tragedia come direbbe Karl Marx?

Gli Stati Generali dell’economia, voluti fortemente dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si apriranno domani a Villa Pamphili e dureranno – pare – dieci giorni.

Montecitorio è la sede della Camera dei deputati, Palazzo Madama del Senato della Repubblica, Palazzo Chigi del Governo, il Quirinale residenza pubblica e privata del Presidente della Repubblica.

E Villa Pamphili? Il Casino del Bel Respiro, detto anche dell’Algardi, attualmente in uso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è sede di rappresentanza durante le visite di Capi di Stati e di Governo. Rappresentanza di visite di altissimo livello istituzionale estero, certamente, ma come vi rientrano discussioni, dissertazioni e scelte strategiche fondamentali per il Popolo italiano per i prossimi mesi e anni, in ambiti così cruciali nell’epoca pandemica e post pandemica come quelli economici, finanziari, lavorativi e sociali? Non è forse il Parlamento l’unico luogo dove si debba discutere di siffatti temi? Non è il Governo l’interlocutore privilegiato se non unico delle Assemblee? Non è somma magistratura il Presidente della Repubblica?

Forse Giuseppe Conte avrebbe dovuto dare una scorsa ai regolamenti di Camera e Senato per scoprire che tutta la moltitudine di autorevolissimi invitati agli États généraux – economisti, accademici, Grand Commis di Stato, vertici delle più importanti organizzazioni e associazioni sindacali e datoriali, dirigenti di possenti aziende italiane, operatori imprenditoriali di ogni categoria e genere, magnati del mondo della comunicazione, dell’informatica e della telematica – avrebbero potuto essere attentamente consultati in corso di audizioni (Ministri e funzionari della Pubblica Amministrazione) e, in maniera ancora più ampia, di indagini conoscitive (strumento aperto a tutti i settori della società senza alcuna esclusione o limite), davanti alle competenti Commissioni parlamentari permanenti. Una sbirciatina avrebbe dovuto darla, il nostro amato Premier, anche alla legge 24 dicembre 2012, n. 234 (“Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”) che prescrive l'”ascolto” degli apparati governativi ogniqualvolta l’Esecutivo definisca la politica europea dell’Italia e partecipi al processo di formazione degli atti dell’Unione europea.

L’economia è il core dell’azione di un Governo, e la si esternalizza come la produzione di una semplice merce?

Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli“: è il 16 novembre del 1922 e il Duce del Fascismo parla alla Camera dei deputati. Questa frase mi è sovvenuta in mente, così, in maniera subitanea, subliminale, chissà perché!

Capisco che il “legicentrismo” non sia più di moda, che gli artt. 70 e seguenti della Costituzione non siano più fashion, ma qui si va oltre l’ esecutivicentrismo” su cui roteano tutti o quasi tutti gli ordinamenti giuridici degli Stati europei: qui si giunge a delegare funzioni governative all’ “altro da sè”, all’ “alieno”, invece di coinvolgere gli “intranei” e gli stakeholders (come ama definirli Conte) nella creazione di un percorso normativo-economico nel pieno rispetto, però, delle disposizioni chiare e inequivocabili dalla Costituzione (oramai nonna molto anziana e inascoltata) e rinvenibili nel diritto parlamentare.

Chiudo gli occhi e mi interrogo su cosa sarebbe successo se tutto quello che stiamo vivendo da settimane avesse avuto altri protagonisti, ma questo sarà oggetto di diverso racconto…

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